Paura di impazzire: quando il timore di perdere il controllo alimenta il panico

“E se stessi impazzendo?” “E se stessi impazzendo?” È una delle paure che possono comparire durante un attacco di panico. La persona può avvertire improvvisamente qualcosa di molto intenso: la testa sembra confusa, i pensieri diventano più veloci, il cuore accelera, il respiro cambia, il corpo sembra non rispondere più come dovrebbe. E allora arriva il pensiero: “Non mi sento più me stesso.” “Sto perdendo il controllo.” “E se facessi qualcosa di incontrollabile?” “E se stessi per impazzire?” La paura può essere così intensa da diventare, paradossalmente, la cosa più difficile da controllare. Da quel momento la persona può iniziare a controllare i propri pensieri, le proprie sensazioni e i propri comportamenti, cercando continuamente di verificare di essere ancora lucida e in grado di controllarsi. Ma proprio questo tentativo può alimentare il problema. Nella prospettiva della Psicoterapia Breve Strategica, infatti, quando la paura riguarda la possibilità di perdere il controllo, diventa particolarmente importante osservare il rapporto tra controllo e perdita di controllo. Paura di impazzire e attacco di panico: cosa succede? La paura di impazzire può comparire all’interno di un attacco di panico. Il DSM-5-TR include infatti tra i sintomi che possono accompagnare un attacco di panico la paura di perdere il controllo o di “impazzire”. Un attacco di panico può inoltre essere accompagnato da palpitazioni, sensazione di mancanza d’aria, vertigini, derealizzazione o depersonalizzazione e altri sintomi fisici e cognitivi. Questo non significa automaticamente che la persona stia sviluppando una grave patologia psichiatrica. La sensazione soggettiva, però, può essere estremamente convincente. Durante il panico, l’attivazione fisiologica è molto intensa e può essere accompagnata da sensazioni di estraneità, irrealtà, confusione o difficoltà di concentrazione. La persona può quindi interpretare ciò che sta sperimentando come un segnale di qualcosa di molto grave: “Se mi sento così, significa che sto perdendo la ragione.” Ed è proprio questa interpretazione a poter alimentare ulteriormente la paura. La paura di perdere il controllo Nel modello strategico è importante distinguere la paura di perdere il controllo dalle altre possibili paure che accompagnano il panico. Per alcune persone il terrore principale è: “Sto per morire.” Per altre: “Sto per avere un infarto.” Per altre ancora: “Sto per svenire.” E in alcuni casi: “Sto per impazzire.” La paura di perdere il controllo può assumere forme differenti. La persona può temere di: impazzire; perdere la lucidità; fare qualcosa di incontrollabile; dire o fare qualcosa di cui potrebbe vergognarsi; non riuscire più a governare le proprie reazioni; comportarsi in modo “folle” davanti agli altri. Giorgio Nardone dedica particolare attenzione alla paura di perdere il controllo e al paradosso per cui il tentativo di controllare rigidamente le proprie reazioni può finire per alimentare proprio la sensazione di perdita di controllo. Nel suo lavoro sugli attacchi di panico, La terapia degli attacchi di panico, è presente inoltre uno specifico caso clinico intitolato “La convinzione di impazzire”, accanto a casi dedicati alla paura di svenire e al “controllo che fa perdere il controllo”. Questo è particolarmente significativo perché mostra come, nella prospettiva strategica, non si lavori genericamente sulla “paura”, ma sulla specifica logica attraverso cui quella paura viene alimentata. “Devo controllare se sono ancora lucido” Quando compare la paura di impazzire, il tentativo più spontaneo è controllare. La persona può chiedersi: “Sto pensando normalmente?” “Sono ancora lucido?” “Mi sento come sempre?” “E se improvvisamente perdessi la ragione?” Può ripercorrere mentalmente ciò che sta facendo per verificare di essere presente e orientata. Può controllare il proprio linguaggio. Può osservare le proprie reazioni. Può cercare di bloccare determinati pensieri. Può chiedere agli altri: “Mi vedi strano?” “Secondo te sono normale?” “Sto perdendo il controllo?” Il ragionamento sembra logico: controllo per essere sicuro di non perdere il controllo. Ma qui si crea il paradosso. Il controllo che fa perdere il controllo Alcune esperienze funzionano meglio quando non vengono sottoposte a un controllo volontario continuo. Pensiamo, per esempio, alla capacità di parlare spontaneamente. Se mentre conversiamo iniziassimo a controllare volontariamente ogni parola: “Sto parlando normalmente?” “La mia voce è strana?” “Ho formulato bene questa frase?” probabilmente la nostra spontaneità diminuirebbe. Qualcosa di analogo può accadere quando una persona sottopone continuamente il proprio stato mentale a una verifica. Il pensiero: “Devo essere sicuro di non perdere il controllo” mantiene costantemente l’attenzione proprio sulla possibilità di perderlo. Il controllo diventa quindi una forma di sorveglianza continua. E ciò che viene sorvegliato continuamente diventa inevitabilmente sempre più presente alla nostra attenzione. Più controllo la mia mente, più trovo qualcosa da controllare Il meccanismo diventa ancora più evidente quando la persona cerca di controllare i propri pensieri. Può pensare: “Non devo pensare di impazzire.” Ma per verificare di non avere quel pensiero deve controllare se il pensiero è presente. E quindi: “Sto pensando di impazzire?” La risposta può essere sì. A quel punto può comparire un ulteriore dubbio: “Perché ci sto pensando? E se questo significasse davvero qualcosa?” Il pensiero iniziale diventa così ancora più importante. La persona cerca nuovamente di eliminarlo. E il ciclo ricomincia. Questo tipo di meccanismo mostra un principio centrale dell’ottica strategica: un tentativo di soluzione può trasformarsi nel problema stesso quando viene applicato in modo rigido e reiterato. “E se facessi qualcosa di folle?” In alcune forme di paura di perdere il controllo il timore non riguarda soltanto l’impazzire. La persona può avere paura di compiere un’azione che normalmente non compierebbe. Può temere: “E se urlassi?” “E se scappassi?” “E se facessi qualcosa di assurdo?” “E se non riuscissi più a fermarmi?” Il fatto stesso di avere questi pensieri può spaventare moltissimo. La persona può allora cercare di dimostrare a se stessa di essere perfettamente padrona delle proprie azioni. Ma anche in questo caso il controllo diventa parte del problema. Più si verifica di essere sotto controllo, più la possibilità di perderlo viene mantenuta al centro dell’attenzione. La paura di vergognarsi davanti agli altri Quando il timore riguarda la perdita di controllo in presenza di altre persone, può comparire anche un’altra paura: “Cosa penseranno di me?” Non è più soltanto: “E se perdessi il controllo?” Ma anche: “E se gli altri se ne accorgessero?” La persona può temere