Come eliminare i pensieri ossessivi? Perché più ci provi, più ritornano

Persona seduta con espressione pensierosa mentre cerca di liberarsi da pensieri ossessivi ricorrenti.

Come eliminare i pensieri ossessivi? La domanda che, spesso, mantiene il problema “Dottoressa, mi dica solo una cosa: come faccio a togliermi questi pensieri dalla testa?” È una delle domande che ascolto più frequentemente in studio. Chi soffre di pensieri ossessivi arriva spesso dopo aver provato ogni possibile strategia: distrarsi, pensare positivo, cercare spiegazioni, leggere libri, fare test online, meditare, pregare, chiedere rassicurazioni al partner, agli amici o ai familiari. All’inizio alcune di queste strategie sembrano funzionare. L’ansia diminuisce per qualche minuto o per qualche ora. Poi, improvvisamente, il pensiero ritorna. Spesso ancora più intenso. A quel punto la persona conclude di non essersi impegnata abbastanza e aumenta ulteriormente il controllo sulla propria mente. È proprio qui che si crea il circolo vizioso. La domanda “Come posso eliminare questo pensiero?” è assolutamente comprensibile. Chiunque vorrebbe liberarsi di qualcosa che provoca tanta sofferenza. Eppure, è proprio il modo in cui si cerca di eliminarlo che, molto spesso, finisce per mantenerlo. Perché i pensieri ossessivi sembrano impossibili da eliminare? I pensieri ossessivi vengono vissuti come un’intrusione. Compaiono senza essere invitati, interrompono la quotidianità e riguardano spesso temi profondamente importanti per la persona: la salute, la religione, la sessualità, la relazione di coppia, la possibilità di fare del male o la paura di perdere il controllo. Il loro contenuto è così distante dall’immagine che la persona ha di sé da sembrare intollerabile. È quindi naturale cercare di liberarsene il prima possibile. Il problema è che la mente non funziona come un computer. Non possiamo selezionare un pensiero e premere il tasto “Elimina”. Più tentiamo volontariamente di scacciarlo, più quel contenuto continua a richiamare la nostra attenzione. L’errore più comune: combattere il pensiero Immaginiamo di ricevere continuamente telefonate da un numero sconosciuto. Più controlliamo il telefono per verificare se stia squillando di nuovo, più resteremo concentrati proprio su quel numero. Con i pensieri accade qualcosa di molto simile. Quando il nostro obiettivo diventa controllare continuamente se il pensiero sia ancora presente, inevitabilmente continuiamo a cercarlo. La mente entra in una sorta di monitoraggio costante. “Lo sto pensando ancora?” “È passato?” “Perché è tornato?” Ogni domanda riporta l’attenzione sul problema. È un meccanismo paradossale: il tentativo di eliminare il pensiero finisce per mantenerlo vivo. Perché la distrazione spesso non basta Molte persone raccontano di riuscire a stare meglio quando lavorano, fanno sport o sono in compagnia. Poi, appena rimangono sole o si rilassano, il pensiero ritorna. Questo porta a credere che sia necessario tenersi continuamente occupati. In realtà, la distrazione può essere utile quando nasce spontaneamente. Diventa meno efficace quando si trasforma nell’unica strategia utilizzata per non entrare in contatto con il pensiero. In questo modo la persona non sceglie più liberamente come vivere le proprie giornate. È il pensiero stesso a decidere cosa fare, cosa evitare e come organizzare il tempo. Le tentate soluzioni che alimentano il disturbo Uno dei contributi più importanti della Psicoterapia Breve Strategica è l’attenzione alle tentate soluzioni. Non sempre il problema viene mantenuto dalla causa che lo ha fatto nascere. Molto più spesso continua a esistere perché la persona persevera in strategie che, pur essendo comprensibili, finiscono per alimentarlo. Nel caso dei pensieri ossessivi, le tentate soluzioni più frequenti sono: cercare di scacciare il pensiero; analizzarlo per comprenderne il significato; controllare continuamente le proprie emozioni; chiedere rassicurazioni; confrontarsi con gli altri; cercare conferme su Internet; ripetere mentalmente frasi rassicuranti; evitare situazioni che potrebbero far comparire il pensiero. Ognuna di queste strategie produce un sollievo momentaneo. Ed è proprio questo sollievo temporaneo a renderla così difficile da abbandonare. Perché le rassicurazioni funzionano solo per poco Quando l’ansia aumenta è naturale chiedere a qualcuno: “Secondo te è normale?” “Pensi che potrei davvero fare una cosa del genere?” La risposta rassicura. Per qualche minuto. Poi compare un nuovo dubbio. “E se questa volta fosse diverso?” La persona torna a chiedere. Oppure cambia interlocutore nella speranza di ottenere una risposta ancora più convincente. Ogni rassicurazione riduce temporaneamente l’ansia, ma rafforza anche l’idea che, senza quella conferma esterna, non sia possibile stare bene. Così il bisogno di rassicurazioni cresce progressivamente, trasformandosi in una vera e propria trappola. Anche Internet può diventare una compulsione Negli ultimi anni è sempre più frequente osservare una nuova forma di controllo: la ricerca compulsiva di informazioni online. Le persone trascorrono ore leggendo articoli, forum, video e testimonianze. L’obiettivo è sempre lo stesso: “Voglio capire se quello che mi succede è normale.” Per qualche minuto sembra di aver trovato la risposta. Poi compare un nuovo articolo. Una nuova testimonianza. Una nuova eccezione. Il dubbio ricomincia. Internet diventa così una gigantesca fonte di rassicurazioni che, proprio perché inesauribile, non riesce mai a fornire la certezza assoluta che la persona cerca. Esiste davvero un modo per eliminare i pensieri ossessivi? Questa è probabilmente la domanda più importante. La risposta potrebbe sorprendere. L’obiettivo della psicoterapia non è eliminare completamente ogni pensiero indesiderato. Per un motivo molto semplice. I pensieri intrusivi fanno parte del normale funzionamento della mente. Ciò che cambia è il loro impatto. Quando smettiamo di considerarli segnali di pericolo e interrompiamo le strategie che li alimentano, la loro frequenza e la loro intensità tendono progressivamente a ridursi. Non perché li abbiamo combattuti con maggiore forza. Ma perché abbiamo smesso di nutrirli. Come interviene la Psicoterapia Breve Strategica La Psicoterapia Breve Strategica non insegna semplicemente a “pensare positivo” e non invita la persona a convincersi che il pensiero sia irrazionale. L’intervento terapeutico si concentra sul modo in cui il problema continua a mantenersi nel presente. Attraverso un’attenta analisi delle tentate soluzioni, vengono individuati quei comportamenti che alimentano il disturbo e vengono introdotte modalità nuove e più funzionali di rapportarsi ai pensieri ossessivi. Quando cambia il modo di reagire al pensiero, cambia anche il peso che quel pensiero assume nella vita della persona. È questo il principio su cui si fonda il cambiamento terapeutico. Cosa evitare se soffri di pensieri ossessivi Se riconosci questo funzionamento, osserva se ti capita di: cercare continuamente rassicurazioni; verificare se il pensiero è ancora presente; fare test online per capire se hai un disturbo; cercare spiegazioni