Attacchi di panico: quando il vero problema diventa la paura di averne un altro

“È successo all’improvviso. Ero al supermercato. Ho sentito il cuore accelerare, mi mancava l’aria, le gambe tremavano. Ho pensato: “Sto per morire”.”

Chi ha vissuto un attacco di panico difficilmente dimentica quella sensazione.

L’esperienza è così intensa da lasciare un segno profondo. Molte persone descrivono il primo episodio come uno degli eventi più spaventosi della propria vita.

Eppure, nella maggior parte dei casi, il problema più grande non è il primo attacco.

È ciò che succede dopo.

Da quel momento, infatti, molte persone iniziano a vivere aspettando il successivo.

Ed è proprio questa attesa a trasformarsi nella vera prigione.

Persona che sperimenta un attacco di panico con sintomi di ansia intensa mentre cerca di ritrovare il controllo.

Ansia e Attacchi di Panico

Che cos'è un attacco di panico?

Un attacco di panico è un episodio improvviso di intensa paura accompagnato da sintomi fisici molto intensi.

Tra i più frequenti troviamo:

  • tachicardia;
  • sensazione di mancanza d’aria;
  • oppressione al petto;
  • vertigini;
  • tremori;
  • sudorazione;
  • nausea;
  • sensazione di svenire;
  • paura di perdere il controllo;
  • paura di impazzire;
  • paura di morire.

L’intensità dei sintomi porta spesso la persona a recarsi al Pronto Soccorso convinta di avere un infarto, un ictus o un’altra grave emergenza medica.

Fortunatamente, dopo gli accertamenti, gli esami risultano nella maggior parte dei casi nella norma.

Questo, però, raramente basta a tranquillizzare chi ha vissuto quell’esperienza.

Perché il primo attacco di panico cambia tutto?

Il primo episodio rappresenta spesso uno spartiacque.

Prima di allora il corpo era percepito come qualcosa di affidabile.

Dopo il panico, invece, ogni minima sensazione fisica può trasformarsi in un campanello d’allarme.

Un normale aumento del battito dopo aver salito le scale.

Un lieve capogiro dovuto alla stanchezza.

Una sensazione di caldo.

Un respiro leggermente più rapido.

Tutto viene osservato con estrema attenzione.

È come se il cervello avesse installato un sofisticato sistema di allarme sempre acceso.

La paura della paura

Uno dei concetti fondamentali della Psicoterapia Breve Strategica è quello della paura della paura.

Dopo il primo attacco non è tanto il ricordo dell’episodio a mantenere il problema.

È la paura che possa ripetersi.

La persona inizia quindi a monitorare costantemente il proprio corpo.

“Come batte il cuore?”

“Sto respirando bene?”

“Mi gira un po’ la testa…”

Questo controllo continuo aumenta inevitabilmente la percezione delle normali variazioni fisiologiche.

Più il corpo viene osservato, più ogni piccolo cambiamento sembra importante.

Più sembra importante, più aumenta l’ansia.

E più aumenta l’ansia, più aumentano i sintomi fisici.

Il circolo vizioso è iniziato.

Quando evitare sembra la scelta più sicura

Dopo alcuni episodi molte persone iniziano a modificare profondamente la propria vita.

Evitano:

  • centri commerciali;
  • autostrade;
  • mezzi pubblici;
  • cinema;
  • teatri;
  • ascensori;
  • luoghi affollati;
  • viaggi;
  • tutte le situazioni in cui pensano sarebbe difficile ricevere aiuto.

All’inizio questa strategia sembra funzionare.

“Se non entro al supermercato, il panico non arriva.”

“Se non prendo l’autostrada, mi sento tranquillo.”

Ma, con il passare del tempo, il numero delle situazioni considerate pericolose aumenta.

La vita si restringe progressivamente.

Non è più la persona a scegliere cosa fare.

È il panico a decidere.

Le tentate soluzioni che mantengono il disturbo

Secondo il modello della Psicoterapia Breve Strategica, il problema non è mantenuto soltanto dall’attacco di panico, ma soprattutto dai tentativi messi in atto per impedirne il ritorno.

Le strategie più frequenti sono:

  • evitare le situazioni temute;
  • controllare continuamente il proprio corpo;
  • uscire solo se accompagnati;
  • portare sempre con sé farmaci “di sicurezza”;
  • informarsi continuamente sui sintomi;
  • chiedere rassicurazioni ai familiari;
  • pianificare sempre una via di fuga.

Questi comportamenti riducono temporaneamente l’ansia.

Ma, nello stesso tempo, comunicano implicitamente al cervello un messaggio molto potente:

“Da solo non ce la faccio.”

Ed è proprio questa convinzione a mantenere vivo il disturbo.

Perché il corpo sembra impazzire?

Una delle paure più diffuse durante un attacco di panico è quella di avere una grave malattia.

Molte persone sono convinte di essere sul punto di avere un infarto, un ictus o di perdere conoscenza.

In realtà, durante un attacco di panico, il corpo mette in funzione un antico sistema di difesa: la risposta di attacco o fuga (fight or flight).

Il cuore accelera per portare più sangue ai muscoli.

Il respiro diventa più rapido.

I muscoli si tendono.

L’organismo si prepara ad affrontare un pericolo.

Il problema è che questo sistema si attiva anche quando il pericolo non è realmente presente.

Il corpo, quindi, non sta “impazzendo”: sta facendo esattamente ciò per cui è stato progettato.

È il sistema di allarme che si è attivato nel momento sbagliato.

Comprendere questo meccanismo aiuta molte persone a dare un significato diverso ai sintomi e a ridurre la paura che essi provocano.

Perché gli attacchi di panico sembrano arrivare all'improvviso?

Molte persone raccontano che il primo attacco sia comparso senza alcun motivo apparente.

Osservando con attenzione la storia clinica, però, spesso emergono periodi caratterizzati da stress prolungato, cambiamenti importanti, responsabilità elevate o situazioni emotivamente impegnative.

Questo non significa che esista una causa unica o facilmente individuabile.

Significa piuttosto che il panico raramente nasce nel vuoto.

Dopo il primo episodio, tuttavia, ciò che mantiene il problema non è tanto la situazione che lo ha preceduto, quanto la paura che possa ripetersi.

È questa ansia anticipatoria che porta la persona a osservare continuamente il proprio corpo, a evitare determinate situazioni e a vivere con la costante preoccupazione di perdere il controllo.

Come curare gli attacchi di panico con la Psicoterapia Breve Strategica

La Psicoterapia Breve Strategica non si limita a spiegare perché si verifica il panico.

L’obiettivo del trattamento è interrompere il funzionamento che mantiene il disturbo nel presente.

Il lavoro terapeutico parte dall’analisi delle tentate soluzioni, cioè di tutti quei comportamenti messi in atto nel tentativo di evitare nuovi attacchi: l’evitamento, il controllo del corpo, la ricerca di rassicurazioni, il bisogno di sentirsi sempre al sicuro.

Attraverso interventi strategici personalizzati, la persona viene gradualmente aiutata a modificare il proprio rapporto con la paura e con le sensazioni corporee.

Il cambiamento non nasce dal convincersi razionalmente di non avere nulla.

Nasce dall’esperienza concreta di poter affrontare ciò che prima sembrava insuperabile.

Quando diminuisce la paura della paura, anche gli attacchi di panico perdono progressivamente intensità e frequenza.

Cosa evitare se soffri di attacchi di panico

Se riconosci questo funzionamento, prova a osservare se ti capita di:

  • controllare continuamente il battito cardiaco;
  • monitorare il respiro per verificare che sia “normale”;
  • evitare luoghi in cui temi di stare male;
  • uscire solo se accompagnato;
  • cercare continuamente informazioni sui sintomi;
  • portare sempre con te farmaci o oggetti “per sicurezza”;
  • rinunciare a viaggi, uscite o attività importanti per paura di avere un nuovo attacco.

Questi comportamenti sono assolutamente comprensibili.

Nascono dal desiderio di proteggersi.

Tuttavia, se diventano abituali, possono rafforzare la convinzione di non essere in grado di affrontare il panico e contribuire, involontariamente, a mantenerlo nel tempo.

Quando chiedere un aiuto professionale

Se la paura degli attacchi di panico sta limitando la tua libertà, ti porta a evitare situazioni, a rinunciare al lavoro, ai viaggi, alle relazioni o alle attività che prima svolgevi con serenità, è importante rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta esperto nel trattamento dei disturbi d’ansia e del panico.

Intervenire precocemente permette spesso di interrompere il circolo vizioso prima che il problema diventi sempre più invalidante.

Conclusioni

L’attacco di panico è un’esperienza intensa e profondamente spaventosa.

Ma ciò che più spesso mantiene la sofferenza non è l’attacco in sé.

È la paura che possa ripetersi.

Quando ogni sensazione del corpo viene interpretata come un possibile segnale di pericolo, la vita si restringe progressivamente e la persona finisce per organizzare le proprie giornate in funzione del panico.

Comprendere questo meccanismo rappresenta il primo passo per interrompere il circolo vizioso.

Con un percorso psicoterapeutico mirato è possibile modificare le strategie che mantengono il problema e recuperare, gradualmente, la libertà di vivere senza essere guidati dalla paura.

Domande frequenti

I sintomi possono assomigliare a quelli di un problema cardiaco, ma l'attacco di panico è un fenomeno diverso. È comunque importante rivolgersi a un medico per escludere eventuali cause organiche, soprattutto se si tratta del primo episodio.

Possono sembrare improvvisi, ma spesso si sviluppano in un periodo caratterizzato da stress, vulnerabilità emotiva o crescente paura delle sensazioni corporee.

Perché molte persone sviluppano una forte ansia anticipatoria: iniziano a temere il prossimo attacco e modificano il proprio comportamento per evitarlo, alimentando involontariamente il problema.

Sì. Un trattamento psicoterapeutico mirato permette di interrompere i meccanismi che mantengono il disturbo e di recuperare progressivamente libertà e serenità nella vita quotidiana.

Bibliografia

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