Ansia e respiro corto: quando il problema non è il respiro ma il tentativo di controllarlo
“Dottoressa, è come se non riuscissi mai a fare un respiro completo. Continuo a inspirare profondamente, ma ho sempre la sensazione che manchi ancora qualcosa.”
Chi soffre di fame d’aria o della sensazione di non riuscire a fare un respiro completo utilizza spesso parole molto simili.
La sensazione è intensa, reale e profondamente spaventosa.
Molte persone arrivano a pensare di avere una malattia respiratoria o cardiaca. Si sottopongono a visite specialistiche, spirometrie, radiografie, elettrocardiogrammi e controlli della saturazione.
Eppure, nella maggior parte dei casi, gli esami risultano nella norma.
È proprio questa apparente contraddizione a generare ancora più paura.
“Se gli esami sono normali, allora perché continuo a respirare così male?”
Quella che in medicina viene definita dispnea psicogena è una condizione nella quale la persona percepisce una persistente difficoltà respiratoria nonostante gli accertamenti medici non evidenzino una patologia in grado di spiegare i sintomi.
Secondo il modello della Psicoterapia Breve Strategica, descritto nel libro Senza fiato, la risposta non va cercata esclusivamente nel sintomo, ma soprattutto nel modo in cui la persona reagisce a quel sintomo.
Molto spesso, infatti, ciò che mantiene la difficoltà respiratoria non è una malattia dei polmoni, bensì il continuo tentativo di controllare un processo che, per sua natura, funziona meglio quando rimane automatico.